Per una mobilità sostenibile a Torino

da Set 29, 2019News

Riceviamo e pubblichiamo 

La lettera pubblicata nello scorso numero sui ciclisti è l’occasione per una riflessione sulla mobilità a Torino, che purtroppo peggiora giorno dopo giorno per effetto di un ritardo culturale: risente cioè del fatto che è impostata come cinquanta anni fa, cioè a misura quasi esclusivamente di automobili private, e poco è stato fatto per adeguarla al nuovo millennio.

Torino oggi ha bisogno di una mobilità sicura, efficiente, democratica (nel senso che non lascia ai margini nessuno) e rispettosa dell’ambiente, quattro pilastri di pari importanza interconnessi tra loro: quanto più le persone si sposteranno in modo ecologico, tanto più lo faranno senza rischiare incidenti, arrivando prima a destinazione, spendendo meno.

Per progredire in questa direzione è tuttavia necessario modificare le priorità tra i differenti tipi di circolazione.

Al primo posto, dobbiamo trovare la circolazione a piedi, che è la maniera più naturale per spostarsi; al secondo quella in bici che è la più veloce, economica e pulita; al terzo i mezzi pubblici che sono al servizio di tutti; solo all’ultimo posto le automobili, di gran lunga il mezzo più inquinante e pericoloso.

Applicando questa logica, la Torino del futuro avrà, ad esempio:

  • sempre più aree pedonali, non solo in centro ma in tutti i quartieri, e molte aree con forti limitazioni di traffico
  • la chiusura di strade non solo a vantaggio del commercio (mercati rionali, feste di quartiere …), ma anche dei ragazzi che vanno ed escono da scuola, delle manifestazioni di piazza, delle corse in città, degli artisti di strada, delle processioni e delle altre manifestazioni religiose cristiane e non…
  • una bellezza che comporta attenzione alla pulizia e rispetto dei beni pubblici, nonché molto verde per il piacere di tutti: saranno strade belle da percorrere e vivere, dove muoversi ma anche fare comunità
  • la scomparsa di qualsiasi tipo di barriera architettonica, comprese quelle di accesso ai mezzi pubblici
  • una rete completa, lineare e capillare di piste ciclabili, dove ciclisti di tutte le età possano circolare in piena sicurezza da qualsiasi parte della città all’altra, senza fare i salti mortali come oggi e non importa se per costruirla si sarà ridotto lo spazio per le automobili o si sarà spostato qualche distributore di benzina o edicola di giornale
  • un sistema di linee metropolitane sotterranee degno di una città europea
  • un sistema integrato di trasporti che non preveda ad esempio parcheggi di autobus in piena città o stazioni non servite adeguatamente
  • un servizio omogeneo su tutto il territorio di corsie riservate ai mezzi pubblici in superficie, ben protette da qualsiasi rischio di incidente
  • una copertura del territorio da parte dei mezzi pubblici h24
  • la priorità alle auto a guida autonoma, quelle ad utilizzo condiviso, dal motore elettrico o comunque ecologico
  • delle arterie a scorrimento veloce per automobili interrate o comunque inaccessibili a pedoni o ciclisti, evitando così che certi corsi si trasformino in tangenziali interne da percorrere a velocità folli
  • la riduzione ai minimi termini dei parcheggi in superficie
  • incentivi alla riduzione dell’uso di autovetture, quali lo smart working (il lavoro da casa) o servizi di accompagnamento a piedi dei bambini a scuola
  • la messa in sicurezza a tutti i costi e in tutti modi delle residue strade che permettono traffico automobilistico

E’ una visione particolarmente adatta ad una città come Torino sia per le sue caratteristiche fisiche (ad esempio è pianeggiante!) che per quelle storiche (non ha mai esitato ad assumere il ruolo di avamposto nel progresso tecnico quanto in quello sociale).

E’ un modello ambizioso, ma non impossibile da realizzare purché venga messo in atto senza paura di niente e di nessuno, con competenza e coerenza, il più rapidamente possibile, in piena trasparenza e dialogo con tutti e dirottando tutti i fondi possibili, presenti e futuri, pubblici e privati, locali, regionali, nazionali ed europei già stanziati o ancora da immaginare (basterebbero probabilmente due o tre centesimi delle spese militari italiane di un anno!).

Insomma, a condizione che la città sia governata e non semplicemente (mal)gestita.

carlo t.

p.s. è di questi giorni la notizia che GTT neppure partecipa alla gara d’appalto per la gestione delle ferrovie torinesi che così saranno prese da Trenitalia: ahinoi!, altro che attenzione alle esigenze locali …