«A Torino niente patti col M5S, riprendiamoci i nostri elettori delusi da Appendino»

da Ago 24, 2019News

Nella settimana di apertura della Festa de L’Unità metropolitana (dal 30 agosto al 15 settembre in corso Grosseto 183 a Torino) non possiamo che condividere convinti la linea politica che il segretario Mimmo Carretta ha ben delineato nell’intervista odierna al Corriere (qui il link all’articolo online).

Se a Roma il partito si trova ad effettuare scelte per molti militanti ed elettori difficili e dolorose (o accettare di andare ad elezioni mettendo, con buona probabilità, gli Italiani nelle mani di un governo di estrema destra e di fronte ad una drammatica crisi economica, o trovare un accordo politico con un soggetto, il M5S, profondamente antitetico nei valori, nei metodi e nella visione dell’Italia al Partito Democratico), a Torino l’orizzonte delle elezioni amministrative previste per la primavera 2021 permette di preparare con maggiore serenità e respiro il nuovo progetto per la città che il Partito Democratico presenterà agli elettori.

E’ un dovere che il partito ha nei confronti degli iscritti, degli elettori e dei cittadini tutti e non possiamo sprecare questo tempo nella convinzione che il semplice fallimento dell’amministrazione Appendino possa riportare il PD ed i suoi possibili alleati al governo della città.

Se da un lato è innegabile che il M5S torinese abbia portato Torino all’immobilità ed alla prospettiva oramai concreta di una decrescita decisamente infelice, dobbiamo anche avere il coraggio di riconoscere i nostri errori passati ed elaborare nuove idee e visioni in grado di convincere gli elettori (e non solamente i nostri, considerato che nelle scorse elezioni siamo stati drammaticamente puniti al ballottaggio da tutte le forze avversarie, convinte che fosse ora di un ricambio ma allo stesso tempo ingannate dalle vacue ed illusorie promesse del movimento) che votando Partito Democratico la nostra città possa nuovamente vivere un periodo di rinascimento culturale ed economico.

Giusto quindi accogliere tutte le proposte che possano giungere dalla società civile, dal mondo delle associazioni ed anche dai tanti che forse non ci hanno mai votato. Doveroso poi giungere ad una sintesi organica delle stesse andando anche oltre al confine, talvolta troppo ristretto, delle proposte politiche socialdemocratiche e del centrosinistra in senso lato.

Non possiamo difatti regalare temi come la sicurezza, le periferie, la convivenza dei torinesi nell’odierna società multietnica ad una destra che già nelle recenti elezioni regionali ha dimostrato di godere di un forte consenso al di là della spregiudicata propaganda fondata artificialmente sull’odio nei confronti del diverso e dello straniero e sulle paure dei cittadini stremati da una prolungata crisi economica e dal conseguente impoverimento delle classi sociali più deboli, inclusa una classe media sempre più spinta verso il basso.

E’ per questo che accogliamo con entusiasmo l’impostazione di ascolto e di elaborazione di nuove proposte che la segreteria metropolitana del partito ha voluto dare alla prossima Festa dell’Unità, convinti che sia il primo necessario passo per una riscossa del Partito Democratico e della città tutta.

Forse inutile aggiungere che concordiamo con Mimmo su uno dei temi centrali dell’intervista: impossibile ed innaturale, se non deleterio e pericoloso, ipotizzare un benché minimo accordo con il M5S torinese. Non si tratta solamente dell’incapacità ed impreparazione che questa attuale giunta ha dimostrato nell’amministrazione di Torino. E’ la profonda ed incolmabile differenza tra un partito che si riconosce nei fondanti valori della democrazia liberale e della socialdemocrazia, che vive di regole precise e condivise, che forma la propria classe dirigente sulla base di competenza e preparazione ed un movimento politico etero diretto da una società di capitali assolutamente non trasparente, che basa la propria politica esclusivamente sul raggiungimento spregiudicato del consenso mediante tecniche manipolatorie dell’opinione pubblica e che è cresciuto sfruttando esclusivamente il malcontento d l’invidia sociale della popolazione.